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sottrarsi

Posted on 7 Marzo 2026 - 7 Marzo 2026 by hackimfreestomp

La rivoluzione è nella sottrazione, nella negazione, nella scandalosa rinuncia al controllo delle nostre vite, nell’affidarci alle fragilità, incapacità, inadeguatezze che ci appartengono, da cui si sprigionano le nostre soggettività vive, eccedenti e dispendiose che negli incontri umani inutili e improduttivi possono generare nuovi e imprevedibili luoghi di reale e radicale trasformazione della realtà. La nostra potenzialità generatrice è nella nostra debolezza che non va rimossa o nascosta perché negativa ma che va esplorata fino in fondo. Possiamo accogliere le fragilità dell’altro per farle risuonare in noi, aprendole alla creatività, all’imprevedibilità a dimensioni estranee a questa cultura che ci aprono a nuovi mondi futuri.

E’ possibile liberarci togliendo il controllo al nostro egocentrismo modellato dal linguaggio di questa società e dando spazio alla parte di noi che si sente oppressa, confusa, lacerata dalle tante violenze quotidiane subite, inadatta e incapace di prestazioni efficienti, di raggiungere il successo, la tranquillità esistenziale individuale che l’attuale cultura ci pone come traguardo, la parte di noi fatta di energia creativa viva, che non può essere messa in produzione, che sa avvicinarsi alle fragilità dell’altro per creare insieme luoghi relazioni umani improduttivi, inutili ma belli e soprattutto incontrollabili, che non rispondono alle nostre aspettative, che in questa imprevedibilità aprono nuove possibilità di trasformazione reale e radicale della realtà.

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rivoluzione radicale

Posted on 7 Marzo 2026 - 7 Marzo 2026 by hackimfreestomp

… dobbiamo agire adesso. Siamo immobili sull’orlo di un baratro esistenziale, in una condizione di angoscia perenne individualizzata e di precarietà generalizzata in una società che sta diventando sempre più violenta, basata sul dominio e la morte. Il controllo digitale e la messa in produzione inconsapevole delle nostre vite con i social e gli algoritmi delle intelligenze artificiali ci hanno ingabbiato in una condizione di alienazione che ci impedisce ogni tentativo di entrare in contatto con la nostra autentica umanità e ci porta ad accettare genocidi, guerre e la regressione delle conquiste sociali di uguaglianza e libertà, che non ci fa neanche pensare possibile l’idea di una minima fuga.

NON SIAMO CLIENTI dei social network e delle piattaforme AI ma la manodopera non pagata del capitale cognitivo. La nostra libertà è una prigione di protocolli, non di sbarre, che ci costringe in una schiavitù invisibile dove l’energia mentale, l’attenzione e la creatività vengono silenziosamente messe in produzione per alimentare gli algoritmi. Questa prigione mentale ci rende incapaci di elaborare un immaginario sociale alternativo e ci costringe in un isolamento atomizzato. Siamo sempre connessi ma più soli che mai. La strategia del controllo è tenerci intrappolati in una bolla di gratificazione compulsiva dove i dispositivi che utilizziamo funzionano come anestetici cerebrali che rilasciano dosi costanti di piacere per un unico scopo: impedirci di percepire la condizione di oppressione dell’impoverimento economico crescente, la precarietà e l’angoscia che ci tengono in uno stato di fragilità e paura. Lo scrolling infinito è il lavoro che facciamo per non pensare alle nostre miserie mentre il mondo attorno a noi ci ricorda costantemente il modello della prestazione efficace, del successo individuale, il bisogno di ostentare una vita perfetta e di simulare benessere. Questa schizofrenia tra ciò che siamo e ciò che dobbiamo mostrare rafforza la nostra dipendenza dalla sfera digitale, ci costringe a vivere per mantenere la facciata, l’immagine, il profilo social.

Eppure, è possibile liberarci dalla schiavitù della società della performance. E’ possibile immaginare un’alternativa, UNA RIVOLUZIONE RADICALE che sia un’inversione completa di prospettiva nelle nostre vite e non il miglioramento delle condizioni disumane in cui viviamo. NON ABBIAMO BISOGNO di prassi trasformative della realtà che rendano più tollerabile e vivibile l’inferno dell’estrattivismo “umano” biocapitalista, del controllo interiorizzato e, soprattutto, dell’alienazione di noi stessi in identità egocentriche modellate nel culto del successo e della ricerca di serenità individuali.

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