Fin da bambino ho sentito dentro di me un’energia che mi ha continuamente spinto a farmi domande di senso, a cercare risposte… cosa c’è oltre questa vita? perché esiste la sofferenza? cosa posso fare io per eliminare la sofferenza degli altri e per cambiare il mondo? Fino a 18 anni ho vissuto tra mille letture e riflessioni solitarie nell’idea che essere “umani” volesse dire vivere come se la morte non fosse la fine di tutto ma solo una trasformazione, impegnandosi in progetti di giustizia sociale che permettessero di rispondere insieme alle mie domande. Poi a 19 anni sono partito, sentendo l’urgenza di dover capire come funzionava il mondo e come potevo io impegnarmi per cambiarlo. Non c’era solo questa domanda dentro di me ma tante idee che volevo distruggere, verificare, cambiare… Così ho fatto, cercato, provato le esperienze più strane cercando proprio di sperimentare, comprendere il senso del mio rapporto con gli altri, investigando soprattutto il tema della fiducia, della compassione, della possibilità di entrare in relazione con qualsiasi altra persona e costruire frammenti di nuove storie. Così ho incontrato persone di mondi diversi con la curiosità di capire le loro esistenze. Dal 1987 al 2011: 24 anni di esperienze e conoscenze davvero straordinarie alla fine dei quali mi sono accorto di essere arrivato ad alcune conclusioni.
1 – La prima è che è fondamentale entrare in contatto con le narrazioni degli altri perché solo queste riescono a trasmetterci i significati delle esperienze vissute. Entrare in rapporto alle storie degli altri è l’unico modo per uscire concretamente da noi stessi e trovare elementi di contatto, di somiglianze, di appartenenza.
2 – Per poter incontrare gli altri, nelle loro storie, per decodificarle, interpretarle e farle proprie è necessario ampliare la propria complessità culturale
3 – Le storie degli altri interpretate nell’incontro devono essere rielaborate digitalmente per aumentarne le possibilità e la ricchezza comunicativa.
4 – Le storie devono essere condivise attraverso i mezzi più diversi per essere accessibili, per generare nuovo valore.
5 – Le storie capaci di proporre ordini simbolici diversi possono generare immaginari alternativi.
Identità di resistenza e identità creatrici
Le mie esperienze di resistenza nelle varie istituzioni che ho attraversato: ricordo, per esempio, il mio modo di resistere in varie situazioni di costrizione al liceo, all’università, nel lavoro quando c’erano situazioni fortemente costrittive o comunque impersonali, che prescindevano dlla relazione con me, ed io finivo per riappropriarmi di quel tempo sottraendolo allo scopo socialmente riconosciuto per cui mi trovano lì e utilizzandolo per fare cose che rientravano in un altro mio ordine di obiettivi e significati. E oggi al tempo della biopolitica nella produzione immateriale della società della conoscenza, quando il tempo/spazio della produzione coincide con l’esistenza sottrarsi e resistere vuol dire utilizzare le mie esperienze per più obiettivi e per le mie diverse dimensioni identitarie.
