Introduzione al volume Coordinamento Regionale Toscano dei Gruppi di Auto Aiuto (a cura di), I Cerchi Narranti. I Gruppi di Auto Aiuto si raccontano, Firenze, 2009.
“L’esperienza fatta con il progetto “I cerchi narranti” è stata per me una delle più belle e interessanti nell’ambito della narrazione. Da molti anni mi occupo di questo tema in contesti di marginalità, di disagio e di sofferenza e da questo progetto ho avuto una conferma ulteriore dell’importanza del raccontarsi come strumento di consapevolezza e di cura. In molte delle persone che ho conosciuto, dalla scoperta della malattia prende avvio un lungo lavoro di ricerca di senso che attraversa il rapporto con il proprio corpo e la propria ulteriorità, la dimensione autobiografica e la relazione con gli altri. Si tratta di un lavoro nuovo e faticoso che in tanti resta silenzioso e inespresso e che in altri casi invece, anche grazie alla scrittura, diventa esplicito, consapevole e condiviso. Proprio questo lavoro di ricerca di significati nell’affrontare una malattia e un percorso di cura è l’oggetto della medicina narrativa che ormai, negli ultimi anni, sta diffondendosi anche in Italia. Gli scritti contenuti in questo volume, elaborati da persone che raccontano la scoperta della malattia, le sensazioni del cambiamento fisico, l’essere nel mondo e con gli altri, la solitudine, la disperazione, il coraggio e la voglia di sperare in qualcosa di nuovo, testimoniano quanto sia importante prestare attenzione non solo alla sofferenza fisica del malato ma soprattutto al vissuto, alla percezione di quello che sta vivendo lui e le persone che gli sono accanto. La particolarità dell’esperienza realizzata dai Cerchi narranti è stata proprio aver voluto coinvolgere nel racconto anche i familiari dei malati che spesso si trovano ad affrontare una condizione ancora più difficile perché devono fare i conti con incredibili domande che d’improvviso arrivano a toccare le loro vite partendo dalla storia di un’altra persona. Dei tanti scritti raccolti in questo volume ce n’è uno che è rimasto in modo particolare nei miei pensieri, forse perché anch’io sono padre di due bambini piccoli, forse perché mi fa avvertire il brivido di una timida speranza che si materializza in un semplice “o almeno” e che lascia aperte le porte di una ricerca possibile. “… Continuo a guardare quei grandi occhioni neri e ad essere da una parte incredula, dall’altra arrabbiata, disperata, speranzosa che non sia vero, che sia solo un brutto sogno, che sarò svegliata e qualcuno mi dirà che non è così, che Tommaso, il mio piccolo Tommaso è un bambino come tutti gli altri… ma non è stato così. E nel frattempo nella testa continua a martellarmi la domanda, che poi ti perseguita per il resto della vita (anche se col tempo in modo meno intenso) … perché… perché a lui, perché a me, a noi… perché… e una risposta non esiste, o almeno io non sono riuscita a trovarla.” E’ bello sapere che in questa ricerca non siamo soli. Il lavoro fatto dal Coordinamento regionale toscano dei gruppi di auto aiuto è davvero pioneristico e individua sicuramente una “buona prassi”, replicabile anche in altri contesti, nel cercare di “mettere in cerchio” gruppi di auto aiuto che già quotidianamente sono impegnati nel sostenere persone provenienti da mondi diversi e che hanno trovato nella narrazione un aiuto per incontrarsi, per riconoscersi, per condividere esperienze, per costruire insieme la storia di una comunità accogliente e solidale.” Paolo Martinino – Asana (Associazione per lo Studio e l’Applicazione della Narrazione Autobiografica)
