rivoluzione radicale

… dobbiamo agire adesso. Siamo immobili sull’orlo di un baratro esistenziale, in una condizione di angoscia perenne individualizzata e di precarietà generalizzata in una società che sta diventando sempre più violenta, basata sul dominio e la morte. Il controllo digitale e la messa in produzione inconsapevole delle nostre vite con i social e gli algoritmi delle intelligenze artificiali ci hanno ingabbiato in una condizione di alienazione che ci impedisce ogni tentativo di entrare in contatto con la nostra autentica umanità e ci porta ad accettare genocidi, guerre e la regressione delle conquiste sociali di uguaglianza e libertà, che non ci fa neanche pensare possibile l’idea di una minima fuga.

NON SIAMO CLIENTI dei social network e delle piattaforme AI ma la manodopera non pagata del capitale cognitivo. La nostra libertà è una prigione di protocolli, non di sbarre, che ci costringe in una schiavitù invisibile dove l’energia mentale, l’attenzione e la creatività vengono silenziosamente messe in produzione per alimentare gli algoritmi. Questa prigione mentale ci rende incapaci di elaborare un immaginario sociale alternativo e ci costringe in un isolamento atomizzato. Siamo sempre connessi ma più soli che mai. La strategia del controllo è tenerci intrappolati in una bolla di gratificazione compulsiva dove i dispositivi che utilizziamo funzionano come anestetici cerebrali che rilasciano dosi costanti di piacere per un unico scopo: impedirci di percepire la condizione di oppressione dell’impoverimento economico crescente, la precarietà e l’angoscia che ci tengono in uno stato di fragilità e paura. Lo scrolling infinito è il lavoro che facciamo per non pensare alle nostre miserie mentre il mondo attorno a noi ci ricorda costantemente il modello della prestazione efficace, del successo individuale, il bisogno di ostentare una vita perfetta e di simulare benessere. Questa schizofrenia tra ciò che siamo e ciò che dobbiamo mostrare rafforza la nostra dipendenza dalla sfera digitale, ci costringe a vivere per mantenere la facciata, l’immagine, il profilo social.

Eppure, è possibile liberarci dalla schiavitù della società della performance. E’ possibile immaginare un’alternativa, UNA RIVOLUZIONE RADICALE che sia un’inversione completa di prospettiva nelle nostre vite e non il miglioramento delle condizioni disumane in cui viviamo. NON ABBIAMO BISOGNO di prassi trasformative della realtà che rendano più tollerabile e vivibile l’inferno dell’estrattivismo “umano” biocapitalista, del controllo interiorizzato e, soprattutto, dell’alienazione di noi stessi in identità egocentriche modellate nel culto del successo e della ricerca di serenità individuali.


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